FIGURE STORICHE DELLA SARDEGNA
Nacque a Nuoro nel 1871
Muore a Roma nel 1936
Gli fu riconosciuto il premio Nobel per la letteratura, nel 1926
PROGETTO "LA GRAZIA"
Molti
soIVI E
FINAno i personaggi sardi che si sono distinti
nel mondo: filosofi, ministri, presidenti della repubblica, scrittori ecc. Fra
tutti questi, chi ha raggiunto il massimo della cima dei pensieri affettuosi,
non solo di noi sardi, è senza dubbio Grazia Deledda.
Forse perché è stata la prima donna nel
mondo a ricevere il premio Nobel per la letteratura, o forse perché si tratta di
una donna, fatto sta che Grazia Deledda è amata in modo eletto da tutti i sardi
ed è anche il personaggio sardo più conosciuto al mondo.
Acuvacamus, che è stata coadiuvata
dall’Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione, nell’ambito del “Progetto
Grazia Deledda” intrapreso con la manifestazione sulla figura e la vita della
Scrittrice nelle due giornate del 14 e 15 dicembre 2002, culminate con
l’inaugurazione del monumento in suo onore per opera dello scultore sardo Mario
Nieddu, scultura che è stata ubicata all’interno del cortile della
Circoscrizione n.° 3 a Sassari; nel perseguire i suoi scopi in tema di
valorizzazione delle tradizioni della Sardegna si prefigge ora un traguardo
ambizioso.
Acuvacamus ha scoperto che la Deledda,
grande interprete della letteratura italiana contemporanea, non ha scritto solo
opere di narrativa. È l’anno 1921 quando, scrittrice oramai affermata in campo
internazionale, compone il melodramma pastorale intitolato: “LA GRAZIA”, con la
collaborazione di C. Guastalla e musicato dal Maestro Vincenzo Michetti per
Edizioni Ricordi di Milano. E’ rappresentata a Roma nello stesso anno, seguita
da poche repliche, e, da allora, non se ne hanno più notizie se non quelle
frammentarie rinvenute dalle recensioni dei giornali dell’epoca.
L’associazione culturale Acuvacamus è
anche in possesso della partitura musicale per pianoforte e canto del
melodramma.
Acuvacamus, con la preziosa collaborazione
del nipote della Scrittrice, Alessandro Madesani Deledda, del Presidente
Internazionale dei Critici Letterari, nonché studiosa della vita e delle opere
di Grazia Deledda, prof.ssa Neria De Giovanni e delle Edizioni Ricordi di
Milano, intende mettere in scena il melodramma
Nasce impellente, dunque, l’esigenza inderogabile di attuare
tutte quelle risoluzioni finalizzate alla conoscenza, valorizzazione e
diffusione dell’opera della Scrittrice, ignorata e misconosciuta soprattutto al
mondo della scuola. Troppo spesso, infatti, succede che i programmi scolastici
delle scuole dell’Isola, nel tentativo di analizzare e approfondire i contenuti
della letteratura italiana classica, individuata nei grandi scrittori
dell’ottocento, Leopardi, Manzoni e Foscolo; trascurino la letteratura italiana
contemporanea, tralasciando di inserirvi proprio gli esponenti della letteratura
sarda, degna di ben altra attenzione. La conseguenza è che la nostra
letteratura, la nostra storia e le nostre tradizioni culturali, siano
completamente ignorate proprio da noi sardi.
L’obiettivo che ci si propone, è di
rimuovere questi atteggiamenti, talvolta snobistici, onorando l’opera di una
donna che ha fatto conoscere al mondo la nostra terra, le nostre sofferenze, il
nostro isolamento.
FUNZIONAMENTO
I luoghi prescelti per le rappresentazioni
teatrali sono individuati nei teatri dei quattro Capoluoghi Sardi.
Coinvolgeranno circa 100 persone per ogni singola rappresentazione, suddivise
tra musicisti, cantanti, personaggi secondari, comparse, personale tecnico e
personale di servizio.
Ad una prima fase di arrangiamento della
partitura musicale curata da noti esperti in campo nazionale ed internazionale,
al reperimento di tutte le figure professionali che parteciperanno alle
rappresentazioni, individuate in:
-
personaggi
principali
Simona (soprano), Cosema (soprano), Elias
(tenore), Pietro (tenore), Tanu (baritono), Tottoi (basso)
-
personaggi
secondari
la piccola Gabina, Banna, Teresa, Anna,
Olì, Zia Dessenta e la venditrice ambulante
-
comparse
gente del parentado, contadini e
pastori
-
il coro di voci
miste
-
il gruppo Folk di
ballo;
verrà approntata la scenografia e
l’ambientazione, che dovranno essere modulabili, ed eventualmente incrementabili
a seconda degli spazi e delle soluzioni di ogni teatro; necessaria sarà quindi
l’assistenza di macchinisti, elettricisti e personale di servizio. È prevista la
collaborazione di un sarto per la realizzazione dei costumi di scena, di foggia
sobria, adeguati all’epoca in cui si svolge il melodramma.
Un’altra importante sezione del progetto è dedicata al nolo dell’impianto
audio/luci e della figura professionale del fonico. Data la partecipazione di
numerosi cantanti, di un coro e di un gruppo Folk, è necessaria una
strumentazione professionale collaudata, in grado di assicurare funzionalità ed
affidabilità.
Verrà inoltre assicurato il trasporto da
un teatro all’altro, delle scenografie e dei materiali di scena, sono previste
le spese di vitto del personale artistico relativo ai giorni impegnati nelle
rappresentazioni teatrali, nonché le spese di vitto e soggiorno del personale
organizzativo.
ENTI E FIGURE COINVOLTE
Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
Regione Sardegna Assessorato Reg.le
Pubblica Istruzione e Cultura, Comune e Provincia di Sassari, Comune e Provincia
di Nuoro, Comune e Provincia di Cagliari, Comune e Provincia di Oristano,
Acuvacamus, Fondazione Banco di Sardegna, Azienda Autonoma di Soggiorno e
Turismo, RAI, Videolina, Antenna1, TeleG, Sardegna1, TeleRegione, La Nuova
Sardegna, L’Unione Sarda, Sardegna Nord, critici letterari, gruppi folk di ballo
e di canto tradizionale sardo.
Il Presidente
Pietro Pittalis
ASSOCIATION
INTERNATIONALE
Siège social: 38, rue du
Faubourg-Saint-Jacques, 75014 PARIS
Associazione CUlturale per la
VAlorizzazione del CAnto e della MUsica Sarda
Relazione su
« La Grazia » di Neria De Giovanni
Foto di Neria De
Giovanni
ASSOCIATION
INTERNATIONALE

G.
Deledda, "La Grazia" , (1921): un melodramma quasi
sconosciuto…
di Neria De Giovanni
Quando Grazia Deledda nacque, nel
1871, Nuoro, nel cuore della Sardegna, contava appena seimila abitanti. Era poco
più di un villaggio eppure già considerato “Atene sarda”, per la ricchezza dei
suoi artisti, scrittori e rimatori, che cantavano le radici più genuine della
cultura barbaricina. Sebastiano Satta, avvocato e poeta carducciano, scrisse
versi soprattutto in italiano, iniziando a presentare il sentire del popolo
sardo alle regioni della recente Unità d’Italia, avvenuta nel 1861. Lo stesso
fine che Grazia Deledda perseguì con tutta la sua opera.
Ma la letteratura, in lingua sarda e
in lingua italiana, era cosa da uomini.
La cultura barbaricina manteneva
rigidamente divisi i ruoli tra maschi e femmine: nella società agro-pastorale
che caratterizzava la vita dei sardi, soprattutto di quelli dell’interno
dell’Isola, all’uomo era demandato il lavoro dei campi e della cura delle pecore
spesso da seguire in transumanza; la donna stava a casa ed aveva l’onere di
gestire l’amministrazione familiare, la produzione-preparazione dei cibi
(soltanto per cuocere il pane carrasau, il pane abbrustolito, occorrevano
circa dieci ore di lavoro!) la vendita dei prodotti della microeconomia
casalinga, come le uova, le olive, l’olio, ecc.
La donna aveva il dominio, per così
dire, delle faccende private mentre l’uomo, quando tornava in paese dal pascolo
o dalla campagna, gestiva le questioni sociali, i rapporti con gli uomini degli
altri clan familiari per le decisioni di largo interesse .
Anche Grazietta (così la chiamavano
familiarmente a casa) fu educata ai “lavori donneschi”, come cucinare e
soprattutto cucire: l’abito da sposa era l’opera grande cui ogni ragazza sarda
dedicava mesi ed anni della propria vita! Ma la sua vera vocazione era la
scrittura. Anche una famiglia benestante come quella dei Deledda non prevedeva
però che le ragazze dovessero studiare: per ciò che era loro domandato, la cura
della famiglia e dei figli, era sufficiente saper leggere e fare di
conto…Grazietta dovette accontentarsi delle scuole elementari, ripetendo per due
volte la quarta, per il piacere di continuare a leggere e scrivere. La sua fu
una preparazione da autodidatta fatta soprattutto sui romanzi di fine ottocento,
Balzac, Sue, Carolina Invernizio, Salvatore Farina, Enrico Costa- trovati nella
biblioteca di un parente che ebbe quei libri a parziale copertura della pigione
da parte di un professore pensionante che non pagava l’affitto!
La Sardegna era
entrata a far parte del Regno d’Italia soltanto dieci anni prima della nascita
di Grazia Deledda e Roma ne era diventata capitale (dopo Torino e Firenze)
proprio nel 1871.
Roma sarà la città
desiderata da Grazietta, a compimento di quello che lei sentì, da subito, come
il vero motivo di vita: fare conoscere attraverso la sua scrittura l’anima e le
tradizioni intime del popolo sardo.
Amava la Sardegna e voleva fuggire
da essa! Come molti isolani, per la Deledda il viaggio “grande”, cioè il viaggio
per mare, assunse da subito una importanza prioritaria. La meta da raggiungere
era Roma, la nuova Capitale verso cui si stava spostando il centro della vita
culturale ed economica del Nuovo Regno Unito.
Grazia Deledda non fu amata dai
nuoresi e dai sardi in genere; per questo benchè continuasse a scrivere di
Sardegna e di sardi fino alla morte, i suoi rientri nell’isola furono sempre
meno frequenti. La prima guerra mondiale spaventò la
scrittrice e l’allontanò ancor più dall’isola temendo il reale pericolo di
affondamento delle navi ; mentre la parentela sembrava non perdonare alla
scrittrice di essersi posta fuori dalla convenzione che voleva la donna chiusa
in famiglia, a gestire una riconosciuta autorevolezza solamente all’interno
delle faccende familiari.
All'alba del 1900 si trasferisce a
Roma con il marito Palmiro Madesani, conosciuto qualche mese prima a Cagliari.
Inizia la stagione letteraria più produttiva che le porterà fama ed ammirazione
fino al Premio Nobel del 1926. Elias Portolu,
L'edera, Cenere, Canne al vento, sono
tra i capolavori con cui la Deledda si afferma in campo nazionale e
internazionale: infatti già nel 1910 è invitata dall'ambasciata italiana a
Parigi per presentare la sua narrativa.
Grazia Deledda è decisamente una
scrittrice affermata quando nel 1921 esce La Grazia, melodramma
pastorale musicato dal maestro Vincenzo Michetti per le Edizioni Ricordi di
Milano.
La vicenda narrata, la sua
collocazione geografica sono pienamente sardi, ma pochi sanno che l'impianto
diegetico non è originale bensì è la trascrizione della novella Di
notte, pubblicata nella raccolta deleddiana "Racconti sardi" del 1894
(ed. Dessy, Sassari).
Per la trascrizione della novella in
canovaccio drammatico, Grazia Deledda si avvalse della collaborazione di C.
Guastalla.
Il pubblico era abituato a vedere
sulla scena, in forma drammaturgica o melodrammatica, un testo narrativo famoso:
per tutti valga l 'esempio di Giovanni Verga che fece musicare dal maestro
Pietro Mascagni la notissima novella "Cavalleria Rusticana"
.
La Grazia fu rappresentata a Roma nello
stesso anno della sua pubblicazione, ma le repliche scemarono fino quasi a fare
cadere nella dimenticanza l'opera stessa.
La Grazia resta un unicum nella produzione
deleddiana come il lungometraggio Cenere con Eleonora Duse,
realizzato nel 1916. Ci sono lettere a testimonianza del fatto che Grazia
Deledda avesse accettato di trasferire in film il suo romanzo, per ragioni
economiche: si era in guerra e sia lei sia la Duse vedevano in questo
lungometraggio una ulteriore possibilità di guadagno.
Oggi Cenere è stato
restaurato ed è possibile ammirarne l'arte plastica della Duse e vedere quale
fosse la proiezione visiva delle storie deleddiane e della Sardegna in genere
all'inizio del XX secolo.
Permettere
al pubblico odierno di fruire del melodramma deleddiano La Grazia,
diventerà un altrettanto meritorio intervento, alla
riscoperta dell'opera di Grazia Deledda.
PRESIDENT:
Neria DE GIOVANNI
VICE-PRESIDENTS: Fernando
MARTINHO, Richard MATUSZEWSKI, Ichiro SAITO

Dibattito Su Grazia Deledda. Il Rappresentante del Circolo Grazia Deledda del Belgio e L' On. Nino Manca. 15/12/2002
MONUMENTO GRAZIA DELEDDA VOLUTO DALL'ASSOCIAZIONE ACUVACAMUS
MARIA CARTA & NERIA DE GIOVANNI a bordo di un aereo (maggio 1989)